Intelligenza artificiale e salute, cosa pensano gli italiani

    Cosa sanno, pensano e si aspettano gli italiani dalle tecnologie digitali e dall’intelligenza artificiale applicate all’ambito della salute e della medicina?

    La domanda che l’istituto Eikon ha posto a un campione rappresentativo della popolazione, fatto da 1.000 italiani dai 18 ai 65 anni. I

    risultati sono stati presentati alla premiazione dei vincitori della ottava Edizione dei tre Bandi di concorso promossi da Gilead in Italia nell’ambito dell’infettivologia e dell’oncoematologia: Fellowship Program, Community Award e Digital Health Program.

    Dall'indagine emerge un'immagine degli italiani ottimisti sul connubio tra salute e innovazione.

    Una grande maggioranza del campione (90%) ritiene che le tecnologie digitali abbiano migliorato la vita, percentuale che sale al 95% quando viene chiesto se le tecnologie continueranno a farlo anche in futuro.

    Il 9% di scettici, che crede che finora non ci siano stati miglioramenti, si riduce a un 4% quando si parla del futuro.

    Il 39% del campione intervistato ha indicato che gli piacerebbe vivere in un mondo in cui la maggior parte dei bisogni di salute è gestita dalle nuove tecnologie.

    Secondo Cristina Cenci di Eikon “Fiducia e ottimismo sono i sentimenti maggiormente rappresentati quando parliamo di innovazione e salute La tecnologia digitale è percepita come uno strumento potente per migliorare la sanità: dai servizi alle prestazioni, minimizzando i tempi e gli errori”.

    Sanità digitale significa velocità e meno errori

    Il 58% degli italiani ripone nelle nuove tecnologie la speranza di snellimento dei processi e miglioramento dell'accesso alle prestazioni sanitarie mentre per il 47% il digitale rappresenta la possibilità di poter ridurre l'errore umano.

    Le aspettative maggiori sull'utilità delle tecnologie digitali per la salute vengono riposte soprattutto nel monitoraggio della malattia (33%), mentre subito dopo vengono indicate la diagnosi delle malattie (25%) e la facilitazione nella vita quotidiana. Seguono poi altri ambiti: la prevenzione, il miglioramento delle cure, la scoperta di nuovi farmaci.

    In fatto di utilizzo quotidiano di tecnologie digitali, gli italiani si confermano grandi amanti dello smartphone (89%). Segue l'utilizzo del computer (87%), mentre il tablet si distacca ampiamente da questi numeri (38%).

    In chat con il medico

    Per comunicare con il medico si usano ancora canali tradizionali, come andare in ambulatorio o telefonare, ma sembra esserci apertura verso la possibilità di usarne altri: WhatsApp, per esempio, ha superato l'utilizzo dell'email nella comunicazione con il medico.

    Le tecnologie indossabili per monitorare la salute non rappresentano ancora numeri significativi: il 62% del campione ha indicato di non utilizzarle, il 21% le utilizza, mentre il 17% prevede di utilizzarle in futuro.

    Riguardo alle diagnosi a distanza, soltanto una minoranza (22%) ne ha ricevuta una, tuttavia l'80% crede che il poter riceverne sia o una cosa positiva o comunque un’altra potenziale modalità.

    Intelligenza artificiale ci porta nel futuro

    Gli Italiani si definiscono informati sull’intelligenza artificiale. Il fatto che l'intelligenza artificiale preveda la raccolta di una grande quantità di dati personali non preoccupa il 69% della popolazione: il 30% crede sia giusto raccogliere queste informazioni e per il 39% è importante sapere come vengono usate. Il 16% non si è ancora formato un’opinione in merito.

    Le maggiori resistenze si concentrano nell’ambito delle relazioni: il 51% teme la perdita di contatto umano in generale mentre il 36% teme la mancanza dell’esperienza, dell’intuizione e dell’intelligenza del medico in carne ed ossa.

    Anche quando si parla di medicina predittiva e intelligenza artificiale gli italiani si dimostrano propensi e fiduciosi: per il 62% può offrire infatti possibilità molto importanti. E la raccolta di dati genetici sempre attraverso sistemi di intelligenza artificiale viene indicata come una opportunità per quasi la metà del campione (48%).

    L’ottimismo si conferma ancora quando una maggioranza del campione (77%) trova che sia molto o abbastanza vero che sia importante applicare maggiormente l’intelligenza artificiale in ambito medico.

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