
Nel settore healthcare la sicurezza fisica non è più un presidio accessorio né un semplice costo operativo. Come emerge dal Rapporto 2026 sullo Stato della Sicurezza Fisica, la protezione di persone, strutture e processi clinici sta evolvendo in una funzione strategica, sempre più integrata con l’IT e orientata alla creazione di valore operativo. Ospedali, cliniche e reti sanitarie operano oggi in ambienti altamente complessi, dove la continuità dei servizi, la tutela del personale e la protezione dei dati sensibili richiedono un approccio strutturale e coordinato.
La trasformazione in atto è guidata da tre leve principali: l’adozione dell’intelligenza artificiale, una collaborazione più stretta tra dipartimenti e la modernizzazione delle infrastrutture, spesso attraverso modelli di cloud ibrido. In sanità, queste scelte non sono opzionali ma rispondono a esigenze concrete di resilienza, conformità normativa e sicurezza delle persone.
Intelligenza artificiale e controllo accessi negli ambienti clinici
L’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo sempre più rilevante anche nella sicurezza fisica sanitaria. Il report evidenzia come l’interesse per l’adozione dell’IA sia in forte crescita a livello globale, con un raddoppio dell’attenzione da parte degli end user rispetto all’anno precedente. Nel contesto healthcare, l’IA viene utilizzata per migliorare la capacità di rilevare anomalie, ridurre il rumore operativo e supportare decisioni rapide in situazioni critiche.
In parallelo, il controllo accessi resta uno dei pilastri della sicurezza fisica. In strutture dove coesistono reparti ad alta criticità, aree pubbliche e zone riservate, la gestione dei flussi diventa essenziale. Le tecnologie evolute consentono di combinare badge, autenticazione a più fattori e biometria, riducendo il rischio di accessi non autorizzati e migliorando la protezione di laboratori, sale server e aree cliniche sensibili.
Capitale umano e collaborazione interdipartimentale
La tecnologia, da sola, non basta. Il rapporto sottolinea come le difficoltà nel reperire competenze adeguate e la necessità di riqualificare il personale rappresentino una delle principali sfide per il 2026. In sanità questo aspetto è amplificato dalla pressione operativa quotidiana e dalla carenza strutturale di risorse.
Per questo la sicurezza fisica sta diventando sempre più un ambito collaborativo. I dati mostrano una crescita significativa della cooperazione tra team di sicurezza, IT, operations e altre funzioni aziendali. Nei contesti sanitari, questa integrazione permette di unire difese fisiche e digitali, condividere informazioni rilevanti e costruire processi decisionali più rapidi ed efficaci, soprattutto in caso di emergenze.
Sicurezza data-centric e nuove minacce
Il report di Genetec segnala un aumento diffuso degli incidenti, sia fisici sia cyber, legato alla crescente interconnessione dei sistemi. Nel settore healthcare, le aggressioni al personale, gli accessi non autorizzati e le minacce ibride rappresentano un rischio concreto. Di fronte a questo scenario, la sicurezza fisica sta adottando un approccio sempre più data-centric.
I moderni centri operativi non si limitano più al monitoraggio video, ma si trasformano in hub di intelligence capaci di correlare dati provenienti da videosorveglianza, controllo accessi, sistemi IT e, in alcuni casi, anche da funzioni HR. Questo consente di migliorare la gestione delle prove, supportare le indagini e rafforzare la prevenzione, mantenendo al tempo stesso elevati standard di conformità e auditabilità.
Cloud ibrido e modernizzazione delle infrastrutture sanitarie
Una parte rilevante delle organizzazioni sanitarie deve ancora fare i conti con infrastrutture tecnologiche datate. Il rapporto evidenzia come il cloud stia diventando un abilitatore chiave per la modernizzazione della sicurezza fisica, soprattutto attraverso modelli ibridi. In sanità, il cloud ibrido consente di bilanciare innovazione e controllo, mantenendo localmente i carichi di lavoro più sensibili e sfruttando il cloud per scalabilità, aggiornamenti continui e resilienza.
Le motivazioni che spingono verso questi modelli sono pragmatiche: aggiornamenti software automatici, riduzione della complessità operativa, supporto al disaster recovery e maggiore continuità dei servizi. In ambienti clinici, dove l’interruzione delle attività può avere impatti diretti sulla sicurezza dei pazienti, la resilienza infrastrutturale diventa un requisito imprescindibile.
Oltre la protezione: sicurezza come abilitatore di efficienza
Uno degli aspetti più rilevanti che emergono dal Rapporto 2026 è l’uso crescente dei dati di sicurezza per finalità che vanno oltre la protezione pura. Nel settore healthcare, le informazioni raccolte dai sistemi di sicurezza fisica vengono sempre più utilizzate per migliorare l’esperienza di pazienti e personale, supportare la conformità normativa e ottimizzare l’utilizzo degli spazi.
La sicurezza fisica si configura così come un elemento abilitante dell’efficienza operativa e della qualità del servizio sanitario. Investire in piattaforme unificate e architetture aperte significa non solo rafforzare la protezione delle persone, ma anche costruire organizzazioni sanitarie più flessibili, resilienti e pronte ad affrontare le sfide future.






