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Uno smartwatch per il benessere dell’anziano

Il Progetto Senior si propone, attraverso uno smartwatch e il nudging, di migliorare lo stile di vita e il benessere psicofisico di anziani con lieve declino cognitivo

Il progressivo invecchiamento della popolazione e la continua crescita delle aspettative di vita pongono importanti sfide a livello sociale e sanitario. Nel 2050 nel mondo raddoppierà il numero degli anziani, la cui percentuale in Europa negli ultimi 20 anni è salita dal 22,5% al 30%. Secondo recenti dati Eurostat, l’Italia è il Paese con il più alto tasso di over 65 rispetto alla popolazione di età compresa fra 15 e 64 anni: il 35% della popolazione italiana nel 2017 era costituita da anziani oltre i 65 anni d’età. Si tratta di persone spesso con cronicità, l’età avanzata comporta una maggiore incidenza di multipatologie (respiratorie, cardiache, endocrinologiche, ortopedico-fisiatriche, neurologiche, psicologiche).

Occorrerà, a questo proposito, adeguare i servizi sociosanitari, assistenziali e previdenziali e l’attuale modello di welfare per far fronte alle evoluzioni demografiche ed epidemiologiche future.

Le smart technology e i social media avranno un ruolo sempre più rilevante in questa direzione, contribuendo a migliorare la qualità di vita sotto vari profili (assistenza sanitaria, mobilità, socializzazione, alimentazione e stili di vita) e a ottimizzare gli ambiti decisionali di riferimento dell’anziano (servizi sociali comunali, servizi socio-sanitari territoriali e servizi ospedalieri ambulatoriali e di ricovero). Alcuni studi condotti principalmente negli Stati Uniti evidenziano, infatti, una relazione diretta tra impiego di strumenti di telemonitoraggio e controllo delle principali malattie croniche, miglioramento della qualità di vita e riduzione dei costi sanitari.

Finanziato da Fondazione Cariplo, operativo dal 2020, il Progetto Senior coinvolgerà importanti centri di ricerca sul territorio lombardo e piemontese: l’Istituto Auxologico Italiano Irccs, l’Università Cattolica di Milano, l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e uno stakeholder sociale come Auser Lombardia con il fine di fare prevenzione negli anziani con declino cognitivo lieve attraverso uno smartwatch.

Ne abbiamo parlato con Gianluca Castelnuovo, responsabile scientifico del progetto, professore presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano e ricercatore clinico presso il Servizio e Laboratorio di Ricerche Psicologiche dell’Irccs Istituto Auxologico Italiano, nonché responsabile del Gruppo di Approfondimento Tematico sul tema anziani dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia.

Il progetto Senior nasce dall’esperienza di un precedente progetto, Smarts, che prevedeva la realizzazione di un prototipo di prodotti/servizi integrati per gli anziani, che includeva teleassistenza e telemonitoraggio di alcuni parametri sanitari per controllarne nel tempo le condizioni psico-fisiche attraverso collegamenti mobili, inclusione in social networks e online communities, uso di media interattivi, in particolare televisione, smartphone e tablet.

«Rispetto a Smarts, con Senior ci focalizzeremo sulla prevenzione, coinvolgendo anziani con declino cognitivo lieve», esordisce il prof. Castelnuovo. «Si tratta di una parte non trascurabile della popolazione over 65. La sfida del Progetto Senior è dimostrare come le moderne tecnologie, opportunamente modulate su questa tipologia di utenti, possano svolgere un ruolo importante nel prolungare il loro stato di salute nel tempo, riducendo gli accessi al medico di famiglia e a prestazioni sanitarie a volte non necessarie. Sono molte le situazioni trattate in modo improprio o eccessivamente costoso, problemi che potrebbero essere risolti a livello territoriale o prevenuti con un adeguato stile di vita o attraverso il monitoraggio di alcuni semplici ma importanti parametri».

Prevenzione con uno smartwatch

La tecnologia che sottenderà il progetto Senior sarà uno smartwatch. «Si tratta di un device molto leggero e poco invasivo che sarà accettato senza difficoltà dall’anziano, diversamente, per esempio, dai biosensori o da uno smartphone, tecnologie a volte vissute come eccessivamente invadenti», precisa il professor Castelnuovo. «Questo dispositivo avrà il duplice compito di controllare dei parametri psicofisiologici, come quantità di attività fisica, qualità del sonno, aderenza a una dieta salutare, livello di deficit cognitivo, e di fornire al paziente una serie di consigli. Ci siamo ispirati in questo caso alla teoria dei nudge”o della spinta gentile, proposta da Richard Thaler, vincitore del Nobel per l’economia 2017».

Nudge in inglese significa “pungolo”. Thaler sosteneva che minimi cambiamenti di contesto possono incoraggiare le persone a prendere naturalmente la decisione migliore nel loro stesso interesse personale. In altre parole, sostegni positivi e suggerimenti o aiuti indiretti possono influenzare/incentivare i processi decisionali di gruppi e di individui, almeno con la stessa efficacia di istruzioni dirette, evitando resistenze o blocchi motivazionali. Richard Thaler e Cass Sunstein nel loro libro “Nudge, la spinta gentile” scrivono: «conoscendo il modo in cui le persone pensano, possiamo rendere più facile per loro scegliere ciò che è meglio per sé stessi, per le loro famiglie e per la società».

Il nudging è applicato con successo su portali e-commerce come Amazon, dove, per esempio, in maniera discreta all’atto dell’acquisto di un articolo, il sito suggerisce altri oggetti che potrebbero interessare l’utente o, ancora, in base alle sue preferenze, indicargli articoli che altri utenti con interessi analoghi hanno acquistato.

«Il consiglio gentile funziona molto bene nell’e-commerce, per questo abbiamo pensato di utilizzarlo per promuovere comportamenti virtuosi nell’anziano che portino a un corretto stile di vita e al mantenimento del suo benessere psicofisico», continua il professor Castelnuovo. «Questo è l’obiettivo del Progetto Senior: fare prevenzione attraverso una smart technology e dimostrarne l’efficacia attraverso uno studio randomizzato».

Il Progetto Senior in pratica

Facciamo qualche esempio pratico. «Attraverso lo smartwatch vogliamo promuovere anzitutto dei comportamenti virtuosi per quanto riguarda gli stili di vita», prosegue il prof. Castelnuovo. «La letteratura scientifica sottolinea l’importanza del movimento, dell’attività fisica, seppure moderata nell’anziano. Tra i tool dello smartwatch, il contapassi consente di valutare l’attività fisica giornaliera; l’orologio è in grado anche di fornire informazioni sul meteo locale. Attraverso queste due semplici informazioni lo smartwatch potrebbe suggerire all’anziano una passeggiata, nel caso la persona non la faccia da qualche giorno, con un messaggio del tipo: “oggi è una bella giornata, è l’occasione giusta per fare due passi”. Un altro stimolo, un nudge, potrebbe riguardare invece il monitoraggio di parametri clinici come la glicemia: pensiamo a un soggetto con diabete che da tempo non la monitora e il medico di base o il centro di cura non ricevono in telemedicina queste informazioni. Lo smartwatch evidenzia questa criticità. Geotaggando l’utente, il device sa, per esempio, che è uscito di casa, dove si trova, quali sono le farmacie più vicine a lui in grado offrire il servizio di misurazione della glicemia. In questo caso, il nudge potrebbe essere di questo tipo: “da diverso tempo non misuri la glicemia, la farmacia a 150 m a destra offre questo servizio e ora è aperta. Perché non ne approfitti?”».

Uno smartwatch pro-socializzazione

Lo smartwatch ha anche dei risvolti sociali. «Anche la socializzazione crea benessere negli anziani, che spesso trascorrono molta parte della giornata nella solitudine», spiega il prof. Castelnuovo. «L’orologio intelligente potrebbe segnalare all’utente un evento e che a quest’ultimo partecipano altre persone che lui conosce. L’anziano, che di solito è poco disposto a uscire di casa, potrebbe essere stimolato dalla possibilità di incontrare coetanei che conosce o che ha conosciuto attraverso la rete di cui fa parte grazie allo smartwatch. Le smart technologies possono così diventare dispositivi di aggregazione anziché, come spesso capita tra i giovani, di isolamento».

Molte sono ancora le potenziali applicazioni di questa tecnologia. «Lo smartwatch potrebbe fornire utili indicazioni per l’alimentazione e un corretto apporto nutrizionale. Conosciamo l’importanza di una dieta sana nel benessere dell’individuo», aggiunge il prof. Castelnuovo, «ma potrebbe diventare anche un trainer per allenare le capacità cognitive dell’anziano e ritardarne così il decadimento. “È un buon momento per dedicarti a un esercizio cognitivo?”, potrebbe essere il nudge lanciato dall’orologio. L’esercizio cognitivo – anche accattivante per tenere allenata la memoria – potrebbe essere poi inviato allo smartphone dell’anziano, su un tablet piuttosto che sulla televisione di casa».

La messa a punto del dispositivo, le modalità di utilizzo, lo sviluppo di nudge efficaci, il reclutamento degli utenti sono tutti step del Progetto Senior si concluderà nel 2022 con uno studio randomizzato che valuterà i risultati di questa ricerca.

«Sono diversi i partner coinvolti nel Progetto Senior, dal Centro di Ricerche e Cura dell’Invecchiamento Rsa Monsignor Bicchierai di Milano, che sarà la sede del progetto, all’Istituto Auxologico Italiano Ircss, all’Università Cattolica di Milano, all’Università degli Studi di Milano-Bicocca», conclude il prof. Castelnuovo. «È un progetto di collaborazione tra informatici, che si occuperanno di mettere a punto la tecnologia, l’interfaccia, e psicologi, che invece si occuperanno del nudging, quindi di fornire i contenuti. Ci appoggeremo all’Auser Lombardia e in particolare alla sezione milanese, che sarà lo stakeholder sociale; questa grande rete sul territorio ci aiuterà a reclutare gli utenti che parteciperanno al progetto. Una volta messo a punto il dispositivo, si tratterà di testarlo attraverso una versione demo per poi passare a quella finale operativa per tutti gli utenti. Il progetto ha come obiettivo un trial clinico randomizzato che dovrà dimostrare gli effettivi vantaggi di questo sistema per l’anziano, in termini di qualità di vita e di benessere».

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