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La Tac alla mummia ci fa capire come eravamo

Presso il J Medical di Torino (Via Druento 153/56 Torino) è stata effettuata la prima Tomografia Computerizzata (TC) con acquisizione spirale multislice del corpo intero di una mummia datata all’Antico Regno (2500 a.C. circa) appartenente alla collezione egizia del Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università di Torino (MAET).

Il sistema utilizzato è un Revolution EVO di GE Healthcare, tomografo TAC di ultima generazione, spiega il Dott. Gino Carnazza, Direttore Tecnico Diagnostica per Immagini di J Medical. «L’apparecchiatura fornisce immagini ad altissima definizione consentendo una precisa valutazione dei reperti anatomici. Sarà possibile identificare eventuali anomalie scheletriche acquisite o imputabili a cause post mortem, segni di patologie negli organi interni non rimossi, possibili cause di morte, nonché la determinazione del sesso e dell’età biologica della mummia. Inoltre, questo tipo di macchinario consente di ridurre sensibilmente gli artefatti metallici grazie alla funzionalità Metal Artifact Reduction, fondamentale in questo caso per identificare la presenza di oggetti metallici come amuleti o gioielli presenti sotto le bende».

Il reperto conservato al Centro di Conservazione e Restauro della Venaria Reale insieme ad altre 23 mummie della stessa collezione, fu trovato nel sito di Gebelein nell’Alto Egitto, scavato dalla Missione Archeologica Italiana (MAI) nel 1920 a cui partecipò il professor Giovanni Marro (1875-1952), medico antropologo, fondatore del Museo di Antropologia ed Etnografia.

La collaborazione interdisciplinare per indagini paleobiologiche per lo studio e la valorizzazione degli archivi bionaturalistici, vede coinvolti oltre al Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università di Torino guidato dalla Prof.ssa Cecilia Pennacini, il Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino, con il coinvolgimento della Prof.ssa Rosa Boano per lo studio di antropologia fisica e della Dott.ssa Beatrice Demarchi per lo studio di archeologia molecolare.

L’indagine promuove un approfondito studio sulla mummia egizia per migliorare le conoscenze in ambito scientifico e contribuire allo sviluppo di studi e ricerche in archeologia, antropologia, paleopatologia, archeotanatologia, bioarcheologia, paleobiologia e storia della medicina.

Il progetto che prevede l’intervento su tutte le mummie della collezione, ha lo scopo di incentivare gli studi sulla conservazione dei resti umani di interesse storico archeologico e degli interventi di restauro conservativo e di promuovere la divulgazione delle ricerche scientifiche in ambito museale.

«L’esame TC Spirale, con ricostruzione 3D e multiplanare – spiega in una nota la Prof.ssa Rosa Boano, docente di antropologia dell’Università di Torino – viene condotto per la valutazione delle strutture anatomiche non apprezzabili con l’esame esterno del corpo poiché questo si presenta completamente bendato. Lo studio permetterà di effettuare indagini approfondite di Antropologia fisica e Paleopatologia per l’identificazione biologica del reperto come, ad esempio, la determinazione del sesso e dell’età biologica alla morte, e il riconoscimento di eventuali segni patologici sullo scheletro e sui tessuti che ancora si sono conservati. L’esame, inoltre, potrà fornire informazioni sulla presenza o meno degli organi interni e di conseguenza chiarire aspetti importanti di ritualità funeraria come, per esempio, l’uso di eventuali trattamenti di imbalsamazione. Lo scopo del progetto è quello di migliorare le nostre conoscenze scientifiche sulla collezione di mummie egizie, di proprietà del Museo di Antropologia ed Etnografia del Sistema Museale di Ateneo, nel pieno rispetto dell’integrità dei reperti».

«La mummia che per prima verrà esaminata è tra le più antiche dell’Egitto storico ed è una rarità – dichiara la Dott.ssa Elisa Fiore Marochetti, egittologa, funzionario della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della città metropolitana di Torino -. Questo tipo di indagine rappresenta senza dubbio una opportunità per lo studio dei rituali funerari delle prime dinastie di cui ancora scarsa è la conoscenza a causa dei pochi esemplari di corpi umani giunti fino a noi in buone condizioni da epoche così remote».

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