
Molti progetti di ricerca in ambito medtech si arrestano nella cosiddetta “death valley”, quel micidiale momento evolutivo in cui le difficoltà economiche diventano troppo onerose per le istituzioni di origine e troppo azzardate per gli investitori. E lì che un’idea promettente rischia di fermarsi e spegnersi per sempre. Per continuare a crescere le nuove startup dovrebbero usufruire di un generoso approccio imprenditoriale e finanziario che le aiuti a superare questo delicato passaggio. Ma non sempre è così.
Tuttavia sono spesso i grandi gruppi aziendali a finanziare le startup con elevato potenziale tramite lente operazioni di Corporate venture capital. Altre volte invece i grandi player del mercato optano per un sostegno all’innovazione senza necessariamente passare attraverso percorsi di acquisizione. Osserviamo i motivi di questo fenomeno con l’aiuto di Leonardo Forzoni, general manager and president di Canon Medical Systems Italy.
Come si comporta Canon Medical Systems nei confronti di potenziali innovazioni di successo e come le accompagna oltre l’ostacolo più difficile, quello dell’aborto per debolezze finanziarie?
La cosiddetta death valley è un passaggio critico per gran parte delle iniziative in ambito medtech. Costi elevati, complessità regolatoria e tempi lunghi di validazione possono scoraggiare anche i progetti migliori. Canon Medical gioca un ruolo determinante nel momento in cui un’idea ha raggiunto un livello di maturità tale da poter essere testata e implementata in un contesto clinico. In questa fase mettiamo a disposizione piattaforme tecnologiche, competenze di ricerca e sviluppo e, soprattutto, una rete consolidata di partner ospedalieri e accademici. È così che contribuiamo a trasformare l’innovazione in soluzioni realmente adottabili, diventando un fattore abilitante per il loro ingresso nella pratica clinica.
Ma come fate a intercettare idee e progetti innovativi e poi metterli su strada?
Lo facciamo con percorsi di collaborazione. Ad oggi Canon Medical Systems collabora in modo strutturato con università, Irccs (Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico), Lppg (Large private purchasing group) e ospedali di riferimento per sviluppare e validare nuove soluzioni in aree come l’intelligenza artificiale applicata all’imaging, la riduzione delle dosi radiologiche e l’ottimizzazione dei flussi diagnostici. Un esempio significativo è il progetto legato alla realtà virtuale, che ci ha permesso di esplorare modalità innovative di supporto clinico e formativo, andando oltre l’imaging tradizionale ma rimanendo coerenti con la nostra missione, cioè mettere la tecnologia al servizio di professionisti e pazienti. Questo modello ci consente di sostenere l’innovazione con solidità scientifica e industriale, senza necessariamente passare attraverso percorsi di acquisizione.
E come avviene la valutazione dei progetti più promettenti di imaging diagnostico da finanziare e implementare?
La selezione avviene attraverso un processo multidisciplinare. Da un lato ci affidiamo al confronto continuo con clinici e ricercatori, nonché con Kol (Key opinion leader) e membri del nostro Medical Advisory Board, che ci permettono di valutare il potenziale medico e scientifico di una soluzione. Dall’altro, i nostri team interni di R&D e di business development analizzano la fattibilità tecnologica, la sostenibilità economica e la reale integrazione nei workflow ospedalieri. L’obiettivo è portare in reparto innovazioni validate clinicamente, implementabili e in linea con le esigenze operative delle strutture sanitarie.
Può farci degli esempi concreti di questo vostro approccio?
Beh, un esempio concreto è quello relativo a INSTINX, la nuova esperienza utente per la diagnostica tomografica, che integra intelligenza artificiale e automazione per rendere più semplice e coerente l’intero percorso diagnostico. Un altro esempio d’eccellenza è Automation Platform, sviluppato con un focus specifico sullo stroke, cioè il danno cerebrale causato dall'interruzione del flusso di sangue. La nostra piattaforma permette di orchestrare automaticamente l’intero percorso diagnostico-terapeutico del paziente colpito da ictus, accelerando il triage e la decisione clinica. Ma poi c’è anche AiCE (Advanced intelligent Clear-IQ Engine), la nostra tecnologia di deep learning che riduce il rumore e migliora la qualità delle immagini in TC e RM, ottimizzando al contempo la dose radiologica. E infine non posso non citare PIQE (Precise IQ Engine), un algoritmo di deep learning che genera immagini a super resolution, con maggior dettaglio anatomico, contorni più definiti e migliore supporto diagnostico. Sono tutte soluzioni nate dall’integrazione tra validazione clinica, ingegneria e valutazione industriale, oggi già disponibili e utilizzate quotidianamente nei reparti ospedalieri.
Avete quindi un buon livello di cooperazione con enti di ricerca, università e comunità mediche…
La collaborazione con il mondo della ricerca è, come accennavo prima, un pilastro per Canon Medical, sia a livello globale che in Italia. Abbiamo rapporti consolidati con centri di riferimento sia nel pubblico che nel privato, e società scientifiche, con cui sviluppiamo progetti di ricerca congiunti, programmi di formazione e trial clinici. Queste partnership, che si basano sulla filosofia “Made for Life”, ci consentono di validare le nostre soluzioni in contesti reali e di garantire che siano allineate agli standard più avanzati della comunità medica. Accanto a questo, sulla base del consolidamento del mercato in corso, delle pressioni sui costi e delle sfide legate al capitale umano, un ruolo crescente lo stanno giocando i Large private purchasing group (Lppg), ossia i grandi gruppi ospedalieri privati. Collaborare con loro significa testare le nostre tecnologie in reti cliniche complesse, con volumi di pazienti significativi, ottenendo così un feedback immediato e prezioso sulla reale efficacia e sostenibilità delle soluzioni. In questo contesto si inseriscono anche progetti innovativi come la realtà virtuale, che dimostrano come il dialogo con comunità mediche e società scientifiche possa aprire nuove strade non solo nell’imaging, ma anche nella formazione e nel supporto al lavoro quotidiano dei professionisti. Fondamentalmente il nostro ruolo è quindi quello di accelerare la traduzione delle idee in soluzioni concrete facendo da ponte tra ricerca e applicazione clinica. In questo modo ci assicuriamo che l’innovazione non resti confinata in laboratorio ma trovi reale impatto nei percorsi di cura, supportando i professionisti sanitari nelle sfide quotidiane e migliorando gli esiti per i pazienti.





