Nelle mani di Adam’s Hand usare una protesi è più naturale

Nella sfida ancora tutta da giocare delle protesi di ultima generazione, BionIT Labs si candida senza esitazioni e a un ruolo da protagonista, provando un approccio del tutto diverso. La startup leccese infatti, sta completando lo sviluppo di Adam's Hand, la prima protesi bionica al mondo completamente adattiva, basata su un meccanismo brevettato in Italia e in attesa di brevetto anche in Europa, USA, Cina e India.

Il differente punto di vista nella progettazione di Adam’s Hand ruota intorno a una tecnologia sviluppata a partire da un solo motore, invece dei cinque o addirittura sei generalmente utilizzati nelle soluzioni più diffuse.

Questo aiuta anche a rendere la protesi meno invasiva: viene attivata dalla contrazione dei muscoli presenti nella parte residua dell'arto, i cui segnali sono rilevati attraverso dei sensori elettromiografici.

Il risultato è riuscire a muovere tutte le dita, facendo in modo che si adattino automaticamente a forma e dimensioni degli oggetti impugnati. Dal punto di vista pratico, il beneficio più immediato per l’utente è non dover più selezionare nessuno schema di presa preimpostato. Invece, si tratta solo di decidere se aprire o chiudere la mano, con quest’ultima pronta a eseguire automaticamente la presa più adatta per ogni oggetto da afferrare.

Vantaggi di un sistema più leggero e meno complesso

A guadagnarci anche la semplicità d’uso, poiché Adam’s Hand richiede meno attenzione visiva, e quindi un minor sforzo cognitivo, per afferrare un oggetto. L’utente della protesi impara quindi a usare il dispositivo più rapidamente ed è in grado di controllarlo in modo estremamente intuitivo attraverso il display LCD integrato.

Altro aspetto rilevante, l'utilizzo di un singolo motore permette di costruire un dispositivo più leggero, più compatto, meno rumoroso e con maggiore autonomia. Il tutto si traduce anche in una riduzione dei costi fino a un quarto rispetto a modelli con stesse funzioni.

Il meccanismo interno e i giunti delle dita sono realizzati in alluminio aeronautico, mentre le falangi sono stampate in 3D utilizzando tecnopolimeri avanzati a elevata resistenza, così da renderle personalizzabili in dimensioni e mantenere il peso più basso possibile, senza però compromettere l'integrità strutturale di Adam’s Hand.

Tale caratteristica aiuta anche a ottenere un dispositivo più simile all’arto controlaterale (migliorandone anche la cosmesi), specialmente rispetto alle 2-3 taglie standard generalmente disponibili sul mercato, diminuendo anche gli alti tassi di rigetto, caratteristici del settore. Per migliorare ulteriormente la cosmesi di Adam’s Hand, è inoltre possibile sfruttare un guanto estetico a elevata durata.

Verso la telemedicina

Gli ingeneri di BionIT Labs hanno pensato anche a chi è chiamato a preparare la protesi. Il design modulare è infatti stato studiato per facilitare assemblaggio, manutenzione e riparazione. In particolare, il tecnico ortopedico può riparare il dispositivo autonomamente, senza la necessità di inviarlo in casa madre.

I piani per il futurodi Adam’s Hand prevedono l'integrazione nel dispositivo di una piattaforma di telemedicina, che possa consentire a utenti e tecnici ortopedici un contatto diretto e continuo - in modo da velocizzare i tempi di recupero a seguito dell'amputazione - e l'estensione delle funzionalità dell'arto sfruttandone la connessione in rete, e interagire maggiormente in uno scenario sempre più connesso.

Al mondo sono più di tre milioni gli amputati di arto superiore. Ogni anno più di centomila persone perdono l’utilizzo dell’arto superiore a causa di amputazioni dovute a traumi, malattie vascolari, malformazioni congenite e neoplasie, per un bisogno potenziale di oltre 500mila dispositivi l’anno. Attualmente però, il 50% degli amputati non utilizza alcuna protesi a causa di costi elevati, difficoltà e limitazioni d’utilizzo, esperienze negative e limiti estetici delle protesi esistenti.

 

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