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AI Coach, un assistente virtuale a sostegno dell’autismo

Un assistente virtuale per aiutare le persone autistiche: questo lo scopo del progetto AI Coach.

Il progetto è stato realizzato grazie al contributo di Fondazione TIM che è espressione dell’impegno sociale di TIM e la cui missione è promuovere la cultura del cambiamento e dell’innovazione digitale, favorendo l’inclusione, la comunicazione, la crescita economica e sociale.

Nello specifico AI Coach vuole fornire un supporto personalizzato e personalizzabile per la persona con disturbi dello spettro autistico.
Inoltre, analogo sostegno è pensato per la sua famiglia e gli operatori. Questo attraverso la realizzazione di uno strumento facilmente utilizzabile in autonomia e/o con il supporto dei caregiver con dispositivi ampiamente disponibili e sostenibili.

Il supporto in questione sarà un applicativo software utilizzabile sui dispositivi mobili che sarà in grado di sollecitare, raccogliere, misurare, apprendere, elaborare e restituire informazioni utili al rafforzamento delle competenze concernenti le competenze di cui sopra, ossia le abilità comunicative e relazionali e l’autodeterminazione della persona con autismo e allo stesso tempo potrà anche essere utilizzata dalla rete di sostegno (quindi famiglia e operatori) di quest’ultima.

Saranno infatti due le versioni dell’assistente virtuale in questione, una dedicata alla persona con autismo ed una al caregiver.
Attraverso i loro diretti aggiornamenti e feedback – ad esempio la compilazione di un diario unita all’analisi delle conversazioni realizzate tramite messaggistica – “AI Coach” valuterà e verificherà le informazioni raccolte.

Inoltre, aggiornerà il profilo dell’utilizzatore e fornirà un’indicazione dei progressi e dei cambiamenti rilevanti nel comportamento/preferenze della persona e, quindi, dell’efficacia degli interventi.

Tre sono le fasi del progetto dell’assistente virtuale, di cui Anffas ricordiamo essere capofila e coordinatore.
Definizione delle funzionalità dell’applicazione che si vogliono raggiungere e dei requisiti da seguire; sviluppo del prototipo di applicazione; test del prototipo, della formazione e del supporto agli operatori che andranno ad utilizzare l’app e conseguente verifica delle valutazioni.

Particolare attenzione va proprio al coinvolgimento delle persone di cui sopra. Perché sarà solo grazie al loro contributo che l’applicazione potrà essere sviluppato e costantemente aggiornata.

Questo avverrà con la compilazione – anche attraverso l’utilizzo di simboli, immagini, stimoli vocali e visivi – di una tavola delle situazioni, all’interno della quale si potranno indicare le modalità con cui la persona con autismo solitamente preferisce svolgere le diverse attività quotidiane nei diversi contesti di vita (ad esempio “mi piace dormire fino a tardi la mattina” oppure “non mi piace prendere la metropolitana nelle ore di punta”) e di una “carta/passaporto della comunicazione” volta a raccogliere le modalità di comunicazione preferite dalla persona con autismo, il vocabolario comprendente le espressioni più comunemente utilizzate ed i significati a questi normalmente associati, i comportamenti che possono essere messi in atto per comunicare ed il modo in cui solitamente la persona riceve sostegno o predilige ricevere sostegno nei vari ambienti che frequenta (ad esempio “faccio fatica a comprendere le frasi ironiche”).

Si tratta di un vero e proprio salto nell’innovazione tecnologica che consentirà di aprire nuovi orizzonti di sostegno e supporto per le persone con disturbo dello spettro autistico e più in generale, nel futuro, per tutte le persone con disabilità intellettive e con disturbi del neurosviluppo che potranno usufruire al pari degli altri di tutte le grandi potenzialità offerte dagli attuali dispositivi di comunicazione, entrati ormai nella quotidianità di tutti noi e che con il progetto “AI Coach” contribuiranno alla realizzazione di una società di pari diritti e opportunità.

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