Arriva CommonHealth, arma in più per l’integrazione dei dati

Dalla digitalizzazione degli strumenti a uso medico e sanitario a questioni di compatibilità tra i numerosi sistemi usati, il passo è breve. Problema già sentito, e affrontato nel settore professionale, deve considerare un deciso salto di scala quando si allarga la visuale al mondo delle app. Su questo ha iniziato a lavorare un insieme di realtà del settore, pubbliche e privare, per arrivare entro il 2020 alla definizione di CommonHealth.

Promotori dell’iniziativa un gruppo al momento delimitato al Nord America e comprendente Cornell Tech, UC San Francisco, Sage Bionetworks, Open mHealth e The Commons Project.

L’obiettivo finale però, è arrivare a un vero e proprio standard internazionale per agevolare lo scambio e la condivisione dei dati raccolti dai wearable e dagli strumenti di misura personale. Tutto, naturalmente sotto il pieno controllo dell’utente.

Anche se il modello di ispirazione è Apple Health, CommonHealth sarà un app totalmente open source e no-profit, destinata a portare i dispositivi Android sullo stesso livello di iPhone, almeno per quanto riguarda gli aspetti legati alla salite.

Sulla base di quanto dimostrato da Apple, con diversi casi interessanti nella prevenzione e nel riconoscimento di sintomi legati a disfunzioni soprattutto cardiache, CommonHealth mira ad allargarne i benefici, a prescindere dal tipo di smartphone o altro dispositivo indossabile connesso.

CommonHealth e la sfida privacy

Oltre alla definizione dello standard, un lavoro di gruppo è indispensabile anche per mettere a punto le necessarie specifiche e relativi accorgimenti sulla privacy. Un protocollo a suo tempo da sottoporre per l’approvazione anche a tutti i progettisti di app potenzialmente interessati.

L’interoperabilità è uno dei temi più attuali quando si parla di e-health. Così come d’altra parte il cosiddetto Patient empowerment, il maggiore coinvolgimento del paziente nelle vicende che lo riguardano, mettendolo in grado di raccogliere e analizzare dati in prima persona nel contesto di vita quotidiano. Due aspetti dai quali tuttavia scaturiscono inevitabilmente importanti ripercussioni sulla sicurezza e la privacy.

Appare quindi pienamente giustificata la grande attenzione dedicata dai promotori di CommonHealth, intenzionati a non andare oltre fino a quando le librerie di API messe a disposizione dei progettisti di app non comprenderanno le adeguate garanzie.

D’altra parte, i vantaggi sono abbastanza evidenti da garantire un appoggio diffuso nel raggiungere l’obiettivo. «Siamo sempre alla ricerca di tecnologie in grado di migliorare le cure ai nostri clienti – spiega Russ Cucina, chief health information officer di UCSF Health -. Il progetto CommonHealth assicurerà ai nostri pazienti la possibilità di accedere a tutte le informazioni sanitarie che li riguardano, ma dovranno anche accettare di condividere le responsabilità nella gestione».

La prospettiva di poter aggregare un gran numero di informazioni, apre inoltre le porte a un ulteriore fase di sviluppo. Una sorta di Big Data a disposizione della ricerca per condurre studi più ampi, quindi affidabili, e mettere a punto cure più efficaci.

 

Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi rimanere sempre informato sulle novità tecnologiche iscriviti alla newsletter gratuita.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here