Home Tecnologie C'è un digital divide sanitario da colmare urgentemente

C’è un digital divide sanitario da colmare urgentemente

Secondo Giancarlo Soro, amministratore delegato di Lexmark Italia, a seguito della pandemia l’importanza della tecnologia con cui comunicazioni e informazioni vengono scambiate è più che mai evidente: anche e soprattutto in ambito sanitario sono sempre più diffuse le consultazioni virtuali tra paziente e medico effettuate tramite applicazioni di videochiamata, mentre, con l’avanzamento dei programmi di vaccinazione, e-mail e messaggi di testo vengono usati per informare le persone della possibilità di prenotare online la propria somministrazione.

Eppure, se le comunicazioni digitali e le consultazioni virtuali possono funzionare per chi ha uno smartphone, un piano dati e una connessione internet, non tutti hanno l’accesso o le capacità per trarre vantaggio dagli strumenti digitali. Come è quindi possibile,  per i servizi sanitari, colmare questo divario digitale?

Il Digital Divide sanitario

Sebbene durante la pandemia si sia registrato un forte aumento dell’uso di Internet,
gran parte della popolazione dell’UE (il 42 %) non è tuttora in possesso di competenze digitali di base e, in tal senso, l’Italia è ultima in Europa.  

Internet e l’esclusione digitale non sono problematiche nuove. Più un individuo è anziano, maggiori sono le probabilità che sia escluso digitalmente. Chi ha oltre 70 anni è per lo più tagliato fuori da ogni progetto di inclusione, ma ad intervenire sul divario ci sono anche fattori come gender, localizzazione geografica e disponibilità economica. Secondo il rapporto Bes 2021, nel 2020 un terzo delle famiglie italiane non disponeva di computer e accesso a Internet da casa e, secondo Istat, il digital divide tra Nord e Mezzogiorno si è allargato invece di chiudersi: nel 2020 è di 10 punti percentuali, 3 in più rispetto al 2010.

Questo divario digitale, secondo Lexmark, si è reso ancora più evidente durante la pandemia, dove le generazioni più anziane e altri settori minoritari della popolazione devono navigare in complessi sistemi online per ottenere l’accesso a vaccini, test e appuntamenti. Mentre i servizi sanitari si focalizzano lentamente ma inesorabilmente sui benefici della trasformazione digitale, permane la preoccupazione che il divario aumenti ulteriormente.

Assicurare a tutti l’accessibilità

Ma cosa possono fare i servizi sanitari per garantire che le informazioni siano accessibili a tutti i pazienti?

Un segnale importante arriva dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Nel documento la digitalizzazione del servizio sanitario è una delle priorità di investimento, che si traduce sul piano delle competenze degli operatori, dello sviluppo della telemedicina e del rafforzamento dell’infrastruttura tecnologica degli strumenti per la raccolta, l’elaborazione, l’analisi dei dati e la simulazione.

Questa, tuttavia, non è una missione isolata, ma parte di una visione strategica attraversata trasversalmente dalla transizione digitale anche nel campo dell’inclusione, in cui gli sforzi si concentreranno sul fornire alle fasce più fragili della popolazione dispositivi e supporto per sviluppare competenze digitali, al fine di garantire loro maggiore indipendenza e ridurre le barriere di accesso a mercati e servizi.

Se infatti, per il sistema sanitario e assistenziale, la salute digitale può significare un’erogazione più efficace delle cure, migliori risultati e costi ridotti, spesso le persone che potrebbero beneficiare maggiormente dei servizi digitali sono quelle che hanno meno probabilità di essere online.

Inoltre, continua l’AD di Lexmark pur essendoci un numero più che consistente di ragioni che spingono a migliorare l’inclusione digitale, il percorso verso la riduzione del numero degli esclusi non può in ogni caso prescindere dai casi specifici. Questo perché, mentre sono chiari i benefici offerti dalla digitalizzazione, essere online può anche avere dei risvolti negativi.

Truffe, cybercrime, bullismo online e fake news sono solo alcuni dei pericoli che le persone vulnerabili potrebbero trovarsi ad affrontare, venendone impattati in misura maggiore rispetto agli altri membri della popolazione. Talvolta non essere connessi digitalmente può essere la scelta di vita maggiormente sensata, e mentre la trasformazione digitale nell’assistenza sanitaria migliora la cura del paziente e riduce i costi, i servizi sanitari devono parallelamente continuare a sostenere coloro che, per scelta o necessità, si affidano ai servizi sanitari offline.

Lexmark
Giancarlo Soro, amministratore delegato di Lexmark Italia

Non abbandonare la carta

Supportare sia i flussi di lavoro digitali che quelli offline è importante. Per esempio, i fornitori di case di cura private di piccole dimensioni potrebbero non utilizzare sistemi online e digitali per i loro registri medici, e nel momento in cui sorgesse la necessità di condividerli con gli ospedali, la mera ed esclusiva disponibilità in formato analogico potrebbe causare una disconnessione nei processi, portando a ritardi e cicli aggiuntivi. In quest’ottica, considerare proattivamente soluzioni che supportino entrambi i flussi di lavoro può aiutare ad affrontare queste sfide prima che abbiano un effetto negativo sui pazienti.

Lo sviluppo di soluzioni ibride digitali e analogiche per pazienti e canali di registrazione, ad esempio, può aiutare a colmare il divario digitale e l’uso di comunicazioni stampate per i pazienti può integrare le opzioni di e-mail, app/online, telefono e messaggi di testo per garantire che ognuno di essi abbia accesso alle informazioni.

Pensando all’infrastruttura IT, invece, le organizzazioni sanitarie dovrebbero utilizzarne una di prossima generazione per la stampa, come piattaforme basate su cloud in grado di collegarsi ad altri sistemi online per aiutare a garantire una comunicazione efficace per tutti i pazienti, compresa la semplice stampa su carta. Questi dispositivi, infatti, sono particolarmente utili negli ospedali e nelle cliniche che accolgono persone con scarso accesso a internet, per garantire che siano in grado di accedere a informazioni e consigli in un formato a loro congeniale.

Guardando infine oltre la pandemia, sicuramente il futuro non ci riporterà al mondo che conoscevamo prima, sia nella vita che nel lavoro. Il cloud ora viene usato abitualmente per le app e l’archiviazione delle informazioni, che di conseguenza anche in campo sanitario sono ancora più accessibili. La richiesta di questa facilità di accesso continuerà per coloro che la trovano appropriata.

Ciononostante, finché questo non sarà garantito in maniera universale, i servizi sanitari dovranno tenere un piede nel mondo analogico.

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