
La realtà virtuale nella didattica biomedica entra nei corsi universitari con il progetto Biometra, realizzato da MR Digital e WAY Experience in collaborazione con il Dipartimento di Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale dell’Università degli Studi di Milano. L’obiettivo è rendere più immediato lo studio di fenomeni scientifici complessi, trasformando concetti tradizionalmente affrontati in modo teorico in esperienze immersive e interattive.
Il progetto si concentra in questa prima fase sulla fisica e sulla neurofisiologia della visione. Gli studenti possono osservare da vicino il funzionamento dell’occhio, comprendere i difetti visivi, seguire il percorso delle informazioni visive fino alla corteccia cerebrale e simulare lesioni lungo le vie ottiche per valutarne gli effetti sulla percezione.
Il punto centrale non è soltanto l’uso della VR come strumento tecnologico, ma il passaggio da una didattica descrittiva a una didattica esperienziale. Invece di limitarsi a studiare un fenomeno, gli studenti lo vivono in un ambiente simulato, interagiscono con gli elementi della scena e verificano direttamente le conseguenze delle proprie osservazioni.
Realtà virtuale nella didattica biomedica, il progetto Biometra trasforma lo studio in esperienza
La realtà virtuale funziona sostituendo gli stimoli sensoriali reali con stimoli digitali, costruendo ambienti simulati capaci di rispondere ai movimenti e alle azioni dell’utente. Applicata alla formazione biomedica, questa caratteristica consente di portare gli studenti dentro fenomeni normalmente invisibili, astratti o difficili da rappresentare con i soli strumenti tradizionali.
Biometra nasce proprio da questa esigenza. Il progetto prevede moduli didattici immersivi pensati per studenti di medicina, biotecnologie e corsi di laurea sanitari, con la possibilità di estendere in futuro l’approccio anche ad altri percorsi universitari.
L’idea è rendere la conoscenza più operativa. La VR consente di applicare nozioni teoriche, osservare fenomeni complessi, sperimentare scenari diversi e valutare in modo più autonomo le competenze acquisite. In ambito biomedico questo passaggio è particolarmente rilevante, perché la comprensione dei meccanismi fisiologici e patologici richiede spesso la capacità di collegare elementi anatomici, funzionali e percettivi.
Progetto Biometra, dalla fisica della visione alla neurofisiologia
Il primo modulo sviluppato nell’ambito di Biometra è dedicato all’ottica e si articola in tre esperienze interattive. Gli studenti possono selezionare lenti in base al loro potere diottrico, comprendere i principali difetti visivi e sperimentare come questi possano essere corretti.
Una parte specifica è dedicata all’astigmatismo, con la possibilità di osservare in prima persona il rapporto tra conformazione dell’occhio e qualità della visione. È un esempio concreto di come la realtà virtuale possa aiutare a trasformare un tema tecnico in un’esperienza più intuitiva, senza ridurre il rigore scientifico.
Il secondo modulo sposta l’attenzione sulla neurofisiologia. L’ambiente immersivo permette di seguire il percorso delle informazioni visive dall’occhio alla corteccia cerebrale e di simulare lesioni lungo le vie ottiche. Gli studenti osservano le conseguenze sulla percezione e sono chiamati a identificare l’area danneggiata sulla base dei deficit riscontrati.
Questo approccio introduce un elemento diagnostico e ragionativo. Non si tratta soltanto di guardare una simulazione, ma di interpretarla, collegando il danno anatomico all’effetto funzionale. È qui che la VR diventa uno strumento didattico più avanzato rispetto alla semplice visualizzazione tridimensionale.
Formazione immersiva e monitoraggio dei progressi degli studenti
Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda il tracciamento dell’interazione degli studenti all’interno dell’ambiente virtuale. Le attività svolte possono essere monitorate dai docenti, che hanno così la possibilità di valutare i progressi, individuare le aree di maggiore difficoltà e intervenire in modo più mirato sui passaggi complessi.
Per la didattica universitaria, questo è un punto cruciale. La VR non viene usata solo per aumentare il coinvolgimento, ma anche per raccogliere indicazioni utili sull’apprendimento. In questo modo il docente può capire non solo se lo studente conosce un concetto, ma come lo applica in un contesto simulato.
Dopo una fase preliminare di test con docenti e piccoli gruppi di studenti, che ha evidenziato alto coinvolgimento e buona efficacia percepita, i moduli sono stati integrati nei corsi accademici. È un passaggio importante perché sposta il progetto dal perimetro della sperimentazione a quello dell’uso didattico strutturato.
La VR aiuta a vedere il mondo dal punto di vista del paziente
Biometra introduce anche una dimensione meno tecnica ma altrettanto rilevante: la possibilità di osservare il mondo dal punto di vista di una persona con disturbi visivi. Gli studenti possono sperimentare in prima persona come alterazioni e deficit influenzino la percezione della realtà.
Questo elemento arricchisce la formazione biomedica con una componente empatica. Comprendere un disturbo non significa solo conoscerne la base fisiologica o anatomica, ma anche capire come quel disturbo modifica concretamente l’esperienza quotidiana del paziente.
In un percorso di formazione sanitaria, questa prospettiva ha un valore specifico. Avvicina la dimensione scientifica alla dimensione umana della cura e contribuisce a formare professionisti più consapevoli delle conseguenze reali delle condizioni che studiano.
Andrea Russo, Amministratore Delegato di MR Digital, ha spiegato: “Con questo progetto portiamo la realtà virtuale al centro della formazione biomedica, trasformando lo studio in esperienza diretta. Gli studenti non si limitano più a comprendere un fenomeno, ma lo vivono, osservandone gli effetti in prima persona. È un cambio di paradigma che rende l’apprendimento più efficace e, soprattutto, più consapevole, perché avvicina la dimensione scientifica a quella umana del paziente. La collaborazione con WAY Experience e con il Dipartimento di Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale dell’Università degli Studi di Milano dimostra quanto l’innovazione nasca dall’incontro tra competenze diverse e visioni condivise. Siamo orgogliosi di contribuire a costruire gli strumenti formativi del futuro”.
Davide Scalisi, Direttore di Produzione di WAY Experience, ha aggiunto: “Ci sono casi in cui la tecnologia migliora davvero la qualità di ciò che impariamo. Questo, per noi, è uno di quelli. Portare la Realtà Virtuale nella didattica biomedica significa permettere agli studenti di entrare nei fenomeni, non solo di studiarli. E quando questo percorso li aiuta anche a vedere il mondo dal punto di vista del paziente, allora l’apprendimento diventa non solo più efficace, ma anche più umano”.
MR Digital e WAY Experience, competenze diverse per la VR education
Il progetto nasce dall’incontro tra competenze complementari. MR Digital porta l’esperienza nell’integrazione e nella consulenza tecnologica per il mondo education, mentre WAY Experience contribuisce con la specializzazione nella creazione di esperienze immersive in realtà virtuale, aumentata e mista.
Questa convergenza è significativa perché la didattica immersiva richiede più livelli di competenza. Non basta sviluppare un ambiente virtuale visivamente efficace. Occorre costruire esperienze coerenti con gli obiettivi formativi, scientificamente corrette, utilizzabili nei corsi e integrabili con il lavoro dei docenti.
In questo senso, Biometra mostra una possibile traiettoria per l’innovazione universitaria: non tecnologia aggiunta dall’esterno, ma strumenti progettati intorno ai contenuti didattici e alle esigenze reali di apprendimento.
La didattica biomedica diventa più esperienziale
L’ingresso della realtà virtuale nella didattica biomedica non sostituisce lo studio teorico, ma lo rende più concreto. La teoria resta indispensabile, ma può essere affiancata da ambienti nei quali lo studente osserva, sperimenta, sbaglia, corregge e comprende attraverso l’interazione.
Il valore del progetto Biometra sta proprio in questa integrazione. La VR viene usata per rendere accessibili fenomeni complessi, per rafforzare la comprensione dei meccanismi visivi e per introdurre una dimensione empatica nell’apprendimento sanitario.
La sfida, ora, sarà capire quanto questo modello possa essere esteso ad altri ambiti della formazione medica e scientifica. Anatomia, fisiologia, patologia, diagnostica e simulazione clinica sono aree in cui l’apprendimento immersivo può avere un ruolo crescente, a condizione che resti agganciato a obiettivi didattici chiari e a una validazione rigorosa.
Biometra indica una direzione precisa: la formazione biomedica del futuro sarà sempre più ibrida, interattiva e centrata sull’esperienza. Non per rendere lo studio più spettacolare, ma per renderlo più efficace, misurabile e vicino alla realtà del paziente.






