
La sanità digitale entra sempre più nel cuore dei processi clinici ospedalieri. Non si tratta soltanto di introdurre nuove tecnologie, ma di trasformare attività complesse in flussi integrati, sicuri e governabili. È questa la direzione indicata da B. Braun, che in occasione del Congresso AIIC 2026 ha presentato un modello di digitalizzazione dei sistemi infusionali già applicato con successo in un contesto reale: il Day Hospital Oncologico dell’Ospedale degli Infermi di Biella.
Sanità digitale e interoperabilità: il ruolo dei sistemi infusionali connessi
La digitalizzazione dei processi ospedalieri rappresenta oggi uno dei principali fattori di innovazione per il sistema sanitario. Tuttavia, il vero valore non risiede nella tecnologia in sé, ma nella capacità di integrare dispositivi medici, piattaforme cliniche e sistemi informativi in un unico ecosistema interoperabile.
Secondo B. Braun, questa integrazione diventa particolarmente importante nei contesti ad alta complessità assistenziale come oncologia, terapia intensiva, aree critiche e sale operatorie, dove convivono numerosi attori, dispositivi e variabili cliniche. In questi ambienti, la frammentazione delle informazioni può aumentare il rischio clinico e rallentare le attività operative.

“Il punto chiave è che la digitalizzazione non è la tecnologia di per sé, ma la capacità di rendere i processi clinici più sicuri, più chiari e più governabili da parte del personale sanitario”, sottolinea Giuseppe Mantarro, Amministratore Delegato di B. Braun Milano. “Nel caso dei sistemi infusionali, il valore nasce dalla capacità di connettere dispositivi, dati e piattaforme in un ecosistema interoperabile e affidabile.”
Dalle pompe infusionali ai nodi intelligenti della rete clinica
Uno degli elementi centrali del progetto riguarda l’evoluzione delle pompe infusionali. Tradizionalmente utilizzate come dispositivi autonomi per la somministrazione controllata di farmaci e liquidi, queste tecnologie stanno diventando componenti attive di un ecosistema digitale più ampio.
Grazie alla connessione bidirezionale con cartelle cliniche elettroniche, sistemi informativi ospedalieri e piattaforme software dedicate, le pompe possono ricevere e trasmettere dati in tempo reale. Questo consente di automatizzare controlli e verifiche, eliminare trascrizioni manuali, migliorare la coerenza delle informazioni e aumentare la tracciabilità dell’intero percorso terapeutico.
In questo scenario assume un ruolo sempre più strategico anche l’ingegneria clinica, chiamata non solo a gestire il parco tecnologico, ma a favorire la realizzazione di processi digitali interoperabili, scalabili e sicuri.
Oncologia digitale: riduzione degli errori fino al 70%
L’ambito oncologico rappresenta uno dei contesti più complessi per la gestione delle terapie. La personalizzazione dei dosaggi, la complessità dei protocolli e l’elevato numero di passaggi operativi rendono particolarmente importante il controllo dell’intero processo.
Per affrontare queste criticità, B. Braun ha sviluppato il progetto Onco Full Digital Project, un modello che integra prescrizione informatizzata, preparazione dei farmaci, somministrazione attraverso pompe infusionali connesse e registrazione automatica in cartella clinica.
La comunicazione diretta tra cartella clinica e dispositivi consente di verificare automaticamente i dati prima della somministrazione e di registrare tutte le informazioni in modo continuo e tracciabile. Secondo quanto riportato dall’azienda, questo approccio può contribuire a ridurre il tasso di errore fino al 70%, migliorando affidabilità e sicurezza dell’intero processo terapeutico.
Il caso dell’Ospedale di Biella
Un esempio concreto dell’applicazione di questo modello è il Day Hospital Oncologico dell’Ospedale degli Infermi di Biella, indicato da B. Braun come il primo centro italiano ad aver implementato un processo oncologico completamente digitalizzato.
La digitalizzazione ha permesso di integrare oncologia e farmacia all’interno di un flusso operativo unico, migliorando la tracciabilità dei farmaci, la sicurezza del percorso terapeutico e l’efficienza delle attività quotidiane.
“Un percorso oncologico digitalizzato aumenta la sicurezza e consente agli operatori di lavorare con maggiore serenità, riducendo il tempo dedicato ad attività ripetitive per potersi concentrare su quelle a maggiore valore aggiunto: la prescrizione, la cura, l’assistenza”, afferma Alberto Petti, Responsabile dell’Ingegneria Clinica dell’ASL Ospedale di Biella. “La digitalizzazione del processo infusionale ci consente di ridurre il rischio clinico, migliorare l’efficienza operativa e garantire una tracciabilità completa della terapia.”
Cloud, cybersecurity e governance tecnologica
Alla base del modello proposto da B. Braun si trova una piattaforma software supportata da architettura cloud, progettata per garantire interoperabilità tra sistemi clinici e dispositivi medici, gestione centralizzata delle tecnologie, aggiornamenti continui e protezione dei dati.
In un contesto sanitario sempre più digitale, aspetti come cybersecurity, continuità operativa e governance tecnologica diventano elementi essenziali per sostenere l’innovazione senza compromettere sicurezza e affidabilità dei servizi. La digitalizzazione dei sistemi infusionali si inserisce quindi in una trasformazione più ampia, che punta a rendere i processi clinici più efficienti, tracciabili e orientati alla qualità delle cure.






