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Telemedicina verso uno standard che contempla i wearable

Telemedicina ed eHealth significano anche e soprattutto scambio di dati tra dispositivi, apparecchiature mediche, strutture sanitarie e applicazioni.

Con l’allargarsi del raggio d’azione, uno standard per l’interoperabilità è una priorità da prendere in considerazione prima che la situazione possa sfuggire di mano, e un importante passo in questa direzione è quello compiuto da The Personal Connected Health Alliance e Integrating the Healthcare Enterprise.

Annunciato in occasione della recente Connected Health Conference di metà ottobre a Boston, l’accordo di collaborazione tra le due realtà del mondo sanitario intende prima di tutto semplificare le operazioni di raccolta e condivisione delle informazioni prodotte dai dispositivi personali e relative applicazioni.

All’inizio dell’anno sono state definite le specifiche per applicare lo standard HL7 FHIR, già in fase avanzata di studio per l’interscambio di dati tra cartelle cliniche digitali, in modo da poter aggiungere i dati generati dai pazienti al di fuori di visite ed esami condotti all’interno delle strutture.

Si tratta ora di mettere a punto i passaggi e le modalità necessarie affinchè i dati prodotti da smartwatch, tracker e ogni altro sensore a uso personale possano essere integrati in questo processo senza incontrare problemi di compatibilità. Uno dei primi obiettivi è indicare ai fornitori criteri per garantire la compatibilità dei nuovi modelli.

Per quanto al momento siano ancora limitati i dispositivi certificati, la prospettiva a breve è migliorare il trattamento di malattie croniche, a partire dal diabete, di patologie polmonari e dei problemi di cuore, allargando il numero di strumenti affidabili.

Lavoro di gruppo per la telemedicina standard

Sia The Personal Connected Health Alliance sia Integrating the Healthcare Enterprise sono organizzazioni senza fini di lucro, avviate negli USA ed estese successivamente a livello globale. In Europa, la diffusione è al momento guidata dalla Gran Bretagna e dai Paesi Nordici.

In particolare, la prima si prefigge di accelerare la diffusione e l’adozione delle tecnologie in ambito sanitario per cogliere tutto il potenziale della telemedicina, a partire da una maggiore consapevolezza sulle corrette abitudini di vita. Tra i nomi più noti, in prima fila i grandi marchi internazionali AT&T, Roche, Samsung, HP e Dekra. Al loro fianco, anche Johnson & Johnson, Philips, Vodafone, Verizon e Wolters Kluwer.

Integrating the Healthcare Enterprise chiama in causa invece il mondo sanitario in prima persona. Intende lavorare al fianco dell’industria per intervenire a livello informatico sulla condivisione di informazioni. Pieno sostegno quindi alla definizione di standard, come i già consolidati DICOM e HL7.

I sistemi sviluppati sulle specifiche prodotte presentano minori problemi di comunicazione, ma facilitano anche la realizzazione di apparecchi e software, aumentando l’efficienza del personale clinico.

Al fianco di numerose realtà della Pubblica Amministrazione e Università, il lungo elenco di aderenti annovera anche le divisioni medicali di AGFA, Canon, Carl Zeiss, Philips, Siemens. IHE ha anche un comitato italiano, con sede a Firenze.

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