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Assistenza sanitaria: perchè l’Europa ha bisogno della telemedicina

Nel 2011 una Direttiva dell’Unione Europea intendeva garantire un’assistenza sanitaria sicura e di alta qualità oltre i confini nazionali all’interno dell’UE, nonché il rimborso delle spese sostenute all’estero alle stesse condizioni previste nello Stato di affiliazione.

Sulla base di questa Direttiva, i pazienti UE che si recano in un altro Stato membro per ricevere assistenza sanitaria, per esempio cure ospedaliere programmate, o per acquistare medicine, hanno quindi diritto di essere informati sugli standard, sulle regole di rimborso e sui migliori canali previsti dalla normativa per accedervi. L’intero sistema, dovrebbe reggersi su un solido impianto IT.

Secondo quanto accertato dalla Corte dei Conti Europea però, la realtà è ben diversa.

Troppi pazienti dell’UE incontrano ancora difficoltà nel beneficiare delle azioni previste dalla direttiva sull’assistenza sanitaria transfrontaliera. Per diverse ragioni.

Credit: European Union

Mancano informazione e coordinamento di base

Prima di tutto, solo una minoranza sa di aver diritto a ricevere assistenza sanitaria all’estero. Al tempo stesso, la Corte ha rilevato anche problemi e ritardi nel campo dello scambio elettronico dei dati sanitari dei pazienti tra Stati membri.

Anche se al momento l’assistenza sanitaria transfrontaliera resta marginale rispetto a quella fornita all’interno degli Stati membri, in alcune situazioni può rivelarsi decisamente vantaggiosa. Un’assistenza più accessibile o adeguata può infatti essere disponibile unicamente in uno Stato membro diverso da quello di origine. Per i pazienti, significa quindi la possibilità di poter decidere liberamente e consapevolmente per contribuire a migliorare la propria salute.

Attualmente però, sono circa 200mila i pazienti pronti a trarre vantaggio ogni annoda questa opportunità. Meno dello 0,05% dei cittadini dell’UE. In particolare, negli ultimi anni, la Francia ha registrato di gran lunga il più alto numero di pazienti in uscita e la Spagna il più alto numero in entrata. La maggior parte della mobilità avviene tra Stati membri confinanti.

Per i servizi di assistenza sanitaria che non richiedono un’autorizzazione preventiva, la Francia da sola ha contato nel 2016 quasi 150mila interventi, mentre Spagna, Portogallo e Belgio sono i paesi che curano il maggior numero di pazienti esteri. Dall’Italia, sono appena in 201 ad essersi rivolti all’estero per cure, mentre nel nostro Paese sono stai accolti 9.335 pazienti Comunitari.

Facile quindi intuire come la strada da percorrere sia ancora lunga. Secondo la Corte dei Conti, anche se le azioni intraprese dall’UE nel settore dell’assistenza sanitaria transfrontaliera hanno migliorato la cooperazione tra Stati membri, al momento l’impatto resta limitato.

Frontiere chiuse per i dati

In particolare, ancora insufficiente lo scambio di dati sanitari fra Stati membri, spesso addirittura nullo. Difficile quindi stabilire anche se i pazienti transfrontalieri abbiano tratto qualche beneficio da tali scambi.

Dal 2015 si sta lavorando a un sistema per la condivisione Comunitaria dei dati relativi ai ricoveri. Con uno stanziamento di 35 milioni di euro, eHealth Digital Service Infrastructure è lo strumento utile ai medici per condividere cartelle cliniche e prescrivere farmaci all’interno delle 22 nazioni aderenti. Il problema però è il suo inutilizzo, o quasi.

A fine 2018, ancora nessun dato era stato scambiato attraverso il sistema eHDSI. Solo a inizio 2019 si è registrata la prima operazione tra Finlandia ed Estonia. Praticamente, un fallimento totale per la fase di testing, per effetto della quale lo scambio di informazioni non potrà entrare a regime per la data prevista

Tra gli ostacoli principali sono emersi prima di tutto la ridotta disponibilità di sistemi eHealth a livello nazionale. Inoltre, alcuni Stati membri non partecipano o partecipano solo ad alcuni servizi dell’infrastruttura UE di telemedicina.

Lo scoglio principale però, resta l’informazione. Risultano meno della metà dei siti Internet dei punti di contatto nazionali a spiegare la differenza tra i percorsi che i pazienti possono seguire per ottenere assistenza sanitaria in altri Paesi.

Un recente studio della Commissione ha rilevato come le informazioni fornite ai pazienti sui siti Internet pubblici siano generalmente adeguate e conformi ai requisiti della direttiva. Tali siti Internet potrebbero però fornire maggiori informazioni sui diritti dei pazienti in entrata e sui rimborsi delle spese per l’assistenza sanitaria transfrontaliera per i pazienti in uscita.

Nell’aprile 2018 la Commissione ha adottato una nuova strategia per l’ eHealth, più ampia rispetto al piano d’azione attuale. In particolare, include la possibile espansione dello scambio transfrontaliero delle cartelle cliniche elettroniche. Si aspetta ora di valutare gli effettivi benefici di questa nuova decisione.

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