La trasformazione digitale di daVinci Therapeutics

    daVinci Therapeutics

    Trasformare la cura di malattie croniche e dipendenze con le terapie digitali è la mission di daVinci Therapeutics, startup innovativa che intende offrire ai pazienti strumenti validati dalla sperimentazione clinica.

    In un ambito, quello farmaceutico, nel quale l’innovazione è sempre più spinta, suscita una certa impressione il fatto che la definizione stessa di medicinale risalga al periodo rinascimentale. La tecnologia, con i suoi strabilianti progressi, ci insegna che il farmaco non è più solo una sostanza che agisce provocando modificazioni chimiche nell’organismo. In generale, non è più solo una sostanza.

    La rivoluzione di fronte ai nostri occhi, di cui l’intelligenza artificiale è il potente trigger, ci sta portando a rivedere concetti che abbiamo creduto imprescindibili. Come immaginare di perturbare un equilibrio chimico senza utilizzare uno strumento chimico.

    Il modello del Regno Unito per formazione e informazione

    Per favorire l’inclusione digitale dei cittadini privi di tali competenze, il National health service britannico ha finanziato il progetto formativo Widening digital participation, un’iniziativa avviata nel 2013 che ha fatto leva sulle reti di comunità locali per supportare l'utilizzo di contenuti specialistici online.

    Sempre il Regno Unito, che si propone come prossimo modello mondiale per la digital health, ha commissionato a Eric Topol, uno dei massimi esperti mondiali nel settore, un report indipendente per esaminare le modalità con cui ruoli e funzioni del personale sanitario cambieranno a seguito dello sviluppo dell’innovazione.

    La Topol review riporta raccomandazioni mirate a massimizzare il vantaggio per lo staff del servizio sanitario pubblico derivante dalle tecnologie innovative come genomica, medicina digitale, intelligenza artificiale e robotica.

    Analogamente ai medicinali, anche le terapie digitali contengono un principio attivo (il software) e degli eccipienti (una app, un videogioco, un sensore). Come i farmaci anch’esse vengono validate da sperimentazioni cliniche, autorizzate da enti regolatori, sottoposte a valutazione HTA, rimborsate dal servizio sanitario o dalle assicurazioni e prescritte da un medico.

    Tutto l’ecosistema è coinvolto nel cambiamento, sia dal punto di vista temporale (sono necessari nuovi modelli per la pianificazione degli investimenti) che spaziale. Oggi la ricerca e lo sviluppo dei farmaci è sempre più appannaggio di piccole realtà innovative. Un aspetto che favorisce l’Italia, da sempre luogo ideale per la fioritura di microimprese che brillano per creatività e indipendenza.

    Soluzioni innovative per cronicità e dipendenze

    È in questo ambito ancora pionieristico che ha preso vita nel gennaio scorso daVinci Digital Therapeutics, startup co-fondata nel gennaio scorso dal vicepresidente di Fondazione Smith Kline, Giuseppe Recchia. Suoi compagni in questa avventura di innovazione per la salute sono Massimo Beccaria, ingegnere esperto di medical device, e Alessandro Ferri, biologo con esperienza internazionale in marketing e medical affair.

    Recchia e Beccaria, che vantano una ricca expertise in digital health, saranno anche fra i coordinatori del Digital Therapeutics Day 2019, ospitato il 28 maggio nella sede del Polihub di Milano. Appuntamento da non perdere chiunque sia interessato a capire meglio il trend attuale, il DTxDay2019 fornirà risposte alle molte domande ancora aperte sull’argomento e presenterà le prime linee guida e di indirizzo per lo sviluppo e l’ingresso nella pratica medica delle terapie digitali.

    daVinci Therapeutics disegnerà, svilupperà e commercializzerà terapie digitali di provata efficacia in settori nei quali oggi la necessità di nuove soluzioni è ai massimi storici, quelli delle cronicità e delle dipendenze.

    Malattie clinicamente, ma anche socialmente rilevanti, per le quali daVinci Therapeutics intende attivare un approccio più moderno, che aumenti la sostenibilità e coinvolga i pazienti attivando in essi un processo di responsabilizzazione e consapevolezza riguardo la salute.

    Un ambito in cui le terapie digitali possono fare molto, colmando gli unmet need lasciati scoperti dalle terapie tradizionali e fornendo soluzioni terapeutiche più economicamente sostenibili che riducono la necessità di assistenza medica.

    Nelle prime fasi della sua esistenza, daVinci Therapeutics si occuperà di patologie nelle quali la partecipazione del paziente è fondamentale, come la depressione, le sopra citate dipendenze, l’obesità ed i disturbi dell’alimentazione. Fra i suoi obiettivi primari anche soluzioni per i pazienti affetti da autismo.

    L’importanza del substrato culturale

    Se la tecnologia e chi la produce sono già a loro agio con questi concetti e sono in grado di gestirli generando i primi prodotti in grado di cambiare radicalmente la vita dei pazienti, non si può dire lo stesso per il sentire comune.

    Soprattutto in Europa, la resistenza culturale alla digital health è ancora forte, non solo nella popolazione, ma anche a livello istituzionale. Questo non è un fattore di secondaria importanza, dal momento che il successo delle terapie digitali è strettamente legato all’engagement del paziente, alla diffusione di una corretta informazione, all’elaborazione di una policy sanitaria strategica e di una regolazione puntuale.

    Una maggiore e migliore informazione ai cittadini potrebbe favorire la transizione educativa verso un utilizzo più organico e completo della tecnologia digitale. Oggi tutti hanno uno smartphone e tutti sanno come usarlo ma, come dimostra uno studio dell’Osservatorio innovazione digitale in sanità della School of management del Politecnico di Milano, mediamente i device vengono usati per interrogare Dr Google sul proprio stato di salute. Non esattamente il comportamento più vantaggioso, se teniamo conto della rilevante quantità di siti web che si occupano di farmaci secondo criteri pseudoscientifici.

    Se il digital gap è notevole fra i pazienti, non è trascurabile neppure fra i medici, figure cruciali nel processo di cambiamento. La formazione degli operatori sanitari sulle tecnologie che oggi si stanno facendo strada nel processo di cura potrebbe in parte risolvere la carenza attuale di competenze.

    La valenza culturale associata al successo delle terapie digitali, inoltre, rende ragione della necessità di un adattamento transculturale per la loro applicazione nei diversi Paesi. Mentalità, tradizioni, abitudini differenti richiedono un approccio diverso nella formulazione e nella comunicazione del prodotto.

    La tecnologia ha bisogno di trovare condizioni abilitanti che la orientino verso le necessità dei pazienti, ne favoriscano lo sviluppo e producano informazione fruibile e corretta per il suo utilizzo.

    Il fatto che il framework regolatorio sulle digital therapeutic sia incerto non gioca certo un ruolo attrattivo per nuovi investimenti. Negli Stati Uniti la rimozione delle incertezze regolatorie promossa dal 21st Century Act dell’amministrazione Obama ha dato slancio a innovazione e trasferimento tecnologico. Aziende produttrici, istituzioni e regolatori americani hanno costituito l’associazione no profit Digital therapeutics alliance, sinergizzando i loro sforzi a favore dello sviluppo delle terapie digitali. Anche, ma non solo, sulla base di una prospettiva che stima in 9 miliardi di dollari il valore che questo mercato globale raggiungerà entro il 2025.

    Referenze

    The Topol Review - “Preparing the healthcare workforce to deliver the digital future” – An independent report on behalf the Secretary of State for Health and Social Care

    Digital Therapeutics: Combining Technology and Evidence-based Medicine to Transform Personalized Patient Care – Digital Therapeutics Alliance

     

     

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