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Brain on Tech, le neuroscienze secondo Dell Technologies

Dell Technologies ha presentato i risultati dello studio neuroscientifico Brain on Tech, realizzato insieme a Emotiv, società australiana specializzata in bioinformatica e tecnologia, e in ricerche neurologiche.

Insieme, Dell Technologies ed Emotiv hanno realizzato una serie di esperimenti per misurare le reazioni di alcuni utenti, di età e livelli di alfabetizzazione informatica differenti, nello svolgere attività al PC, sotto la pressione del tempo e la prospettiva di una ricompensa una volta completati i compiti, e in due differenti condizioni sperimentali: “Bad Computer”, ovvero con notebook di scarsa qualità, poco affidabili e con dei bug e “Good Computer”, con pc nuovi, ad alte prestazioni e schermi tali da semplificarne l’esperienza dell’utente. I livelli di stress, concentrazione, eccitazione e frustrazione dei partecipanti sono stati valutati in tempo reale grazie agli algoritmi di machine learning proprietari di EMOTIV.

Le principali evidenze emerse da Brain on Tech tracciano uno scenario inedito: il livello di tecnologia (efficienza, velocità, facilità di utilizzo, ecc) impattano positivamente o negativamente non solo sulla produttività, ma anche su benessere e sui livelli di stress degli utenti/dipendenti.

I dipendenti che utilizzano una tecnologia “buona” possono aumentare la propria produttività del 37%. Per ogni ora lavorata, la “buona” tecnologia può far risparmiare a un dipendente 23 minuti all’ora, ovvero quindici ore in una settimana lavorativa di 40 ore.
Al contrario, una “cattiva” esperienza tecnologica ostacola le performance dei dipendenti e influisce negativamente per +30% sulla sua produttività, a prescindere dalla sua capacità di utilizzare gli strumenti informatici.

Ci sono poi impatti generazionali emersi da Brain on Tech. Sui Millennial più giovani e sulla Gen Z (i ragazzi con meno di 26 anni), una cattiva esperienza tecnologica impatta negativamente il doppio rispetto a quanto accade ai colleghi più maturi. L’eccitazione provata dai partecipanti allo studio nel ricevere computer nuovi e meglio funzionanti è stata maggiore di quella provata quando hanno ricevuto la ricompensa pattuita-

Per riprendersi dallo stress generato dall’aver interagito per l’intera giornata lavorativa con dei pc meno performanti, i partecipanti hanno avuto bisogno del triplo del tempo rispetto a chi ha vissuto momenti meno stressanti, anche ascoltando musica rilassante;

Anche un aggiornamento improvviso del sistema genera stress: dallo studio Brain on Tech emerge che i dipendenti che hanno a che fare con questi episodi durante la loro giornata lavorativa si sentono doppiamente stressati, e lo sono per il 30% in più rispetto a chi viene per esempio invitato a cantare una canzone in pubblico.

I problemi di password per accedere al computer sotto la pressione del tempo aumentano del 31% lo stress, in soli cinque secondi.

La perdita di un foglio di lavoro aumenta in soli 8 secondi i livelli di stress del 17%. Il remote working porta a vedere il PC come unico collegamento che i dipendenti hanno con la loro azienda: viene utilizzato non solo per lavorare, ma anche per interagire con i clienti o con i colleghi, in modo da sentirsi parte di una comunità.

Per le aziende, si tratta di adottare alcuni accorgimenti; ad esempio, dotare tutti i dipendenti della giusta tecnologia per svolgere le loro mansioni, compresi software e periferiche, dare la possibilità di personalizzare alcune impostazioni, per essere maggiormente in linea con le esigenze dei dipendenti.

In questo senso, soluzioni e servizi come PC as a Service possono aiutare a rendere più moderna l’esperienza dei dipendenti, con costi basati su abbonamento e senza investimenti iniziali, oppure fornire ai dipendenti tecnologie gestibili facilmente, che necessitano di solo un minimo set-up; o ancora dotare i pc di software che, basati su intelligenza artificiale, migliorano e ottimizzano automaticamente applicazioni, batteria e impostazioni in modo che i dipendenti abbiano un’esperienza senza soluzione di continuità con meno interruzioni ed infine incoraggiare la loro flessibilità durante la giornata lavorativa.

 

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