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Interoperabilità dei dati, ciò che serve contro il Covid-19

Servizi sanitari pubblici e privati, Governi, ricercatori e membri della comunità scientifica sono solo alcuni dei protagonisti impegnati nella sfida contro il Covid-19, per carenza di interoperabilità però, spesso i rispettivi dati analizzati ed elaborati sono difficili da confrontare, complicando il raggiungimento di traguardi importanti.

Una questione delicata e urgente, al punto da indurre il Margolis Center for Health Policy a tracciare delle linee guida per una strategia indipendente mirata a favorire lo scambio e soprattutto l’interoperabilità dei dati relativi al Covid-19.

Obiettivo principale, riuscire a sfruttare gli strumenti già disponibili nelle strutture sanitarie per arrivare più in fretta a procedure in grado di contrastare l’epidemia.

ospedali

La sfida al Covid-19 passa dall’interoperabilità

In pratica, si tratta di sensibilizzare prima di tutto ospedali, autorità, laboratori e organizzazioni di base sulla necessità di una collaborazione più stretta, agevolata da una serie di standard su procedure e modalità di gestione dei dati.

Inoltre, poter lavorare più apertamente sui dati clinici, agevolandone l’accesso senza tuttavia intaccare la privacy del singolo paziente. Infine, redigere una serie di indicazioni utili a migliorare l’efficienza del servizio sanitario, pubblico o privato che sia.

Nella fase attuale dell’emergenza Covid-19, il tempo è ancora un fattore decisivo. Come spiega in dettaglio il rapporto completo Data interoperability and exchange to support covid-19 containment, troppo per aspettare la messa a punto di nuovi sistemi dedicati.

Per i prossimi tre mesi, meglio quindi lavorare su quelli attuali, e dedicare l’attenzione all’elaborazione dei dati disponibili. Affinchè questo porti a risultati, serve la maggiore interoperabilità possibile.

Per esempio, nella trasmissione dei dati tra i diversi livelli della gerarchia sanitaria, e da qui alla Pubblica Amministrazione, troppe informazioni rimangono incomplete.

Banalmente, se il campo CAP relativo al domicilio del paziente non viene compilato, diventa impossibile stilare una mappa dettagliata del contagio, o dei risultati di una cura in riferimento allo scenario locale.

Qualità dei dati e uniformità, interesse di tutti

Insieme ai dati sanitari veri e propri, le informazioni anagrafiche sono infatti considerate fondamentali per tracciare l’epidemia e individuare i singoli focolai o l’andamento della situazione a livello locale.

Per questo, il modello suggerito dal Margolis Center for Health Policy raccomanda di estendere un progetto di interoperabilità fino ai singoli laboratori e chiunque impegnato anche nei semplici test di positività.

A livello utente finale, dove vengono prodotti e inseriti i dati, si tratta sostanzialmente di una maggiore attenzione nel compilare tutti i dati necessari, oltre a fornire indicazioni preziose nell’individuare le informazioni disponibili.

Dal punto di vista dell’infrastruttura, serve prima di tutto ridurre il margine di errore nell’inserimento dei dati. Quindi, da parte dei singoli produttori di applicazioni, scambiarsi le relative API necessarie a completare al più presto la piena interoperabilità sul coronavirus.

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